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Un modello che potremmo esportare

Nicola Tarquinio, U.O.C. Medicina Interna presidio ospedaliero di Osimo: formare gli internisti significa ottimizzare l'organizzazione ospedaliera e fornire benefici ai cittadini

In futuro i corsi potrebbero anche  uscire dai confini regionali, essendo il modello sperimentato ad Osimo ormai consolidato e premiato dalla partecipazione dei medici internisti. “Autonomizzare gli internisti significa ottimizzare l’organizzazione ospedaliera e fornire benefici soprattutto ai cittadini – spiega il dottor Nicola Tarquinio – è nostra intenzione allargare il corso al di fuori della regione. La domanda è infatti consolidata, l’offerta al momento non particolarmente diffusa, pertanto l’obiettivo di ampliare i confini dell’iniziativa, seppur ambizioso, appare raggiungibile. Vedremo che cosa accadrà nel prossimo futuro, ma le basi per proiettarci anche oltre le Marche possiamo dire che ci sono”, presenta con voce in equilibrio tra orgoglio e speranza il corso di ecocardiografia per internisti, realizzato sotto l’egida di Fadoi ormai da tre anni, il dottor Nicola Tarquinio, che del progetto è ormai anima e motore.

Entriamo nelle radici di questa iniziativa, allora, dottor Tarquinio…

L’idea partì dal dottor Francesco Pellegrini, che nel nostro territorio è stato un vero innovatore dal punto di vista ospedaliero, avendo introdotto i letti monitorati nei reparti di medicina interna e, in netto anticipo sui tempi, gli ecografi carrellati. Lui comprese quindi l’esigenza di utilizzare questa metodica al meglio ed ottimizzarne l’uso, allargando la platea degli stessi utilizzatori  e comprendendovi gli internisti. Da qui nacque l’idea del corso che con la sua storia ormai decennale dimostra come questa intuizione fosse fondata su un’esigenza reale.

La richiesta proveniente, diciamo, dal ‘mercato’ ospedaliero appare elevata.

Sì, diciamo che lo sta diventando progressivamente anche nei grandi ospedali dove normalmente le refertazioni sono sempre state responsabilità dei cardiologi, mentre nelle strutture più piccole esisteva già la consuetudine che questa pratica venisse almeno in parte allargata a chi non era specialista cardiologo. Ora per l’affinamento e lo sviluppo della strumentazione e per l’accresciuto numero di prestazioni la richiesta di esami ecocardiografici è notevolmente aumentata negli ultimi anni, per cui autonomizzare gli internisti significa compiere notevoli passi in avanti nella stessa organizzazione ospedaliera.

Quali vantaggi comporta questo processo?

Se gli internisti iniziano a svolgere l’attività di primo livello questo fa sì che vengano alleggeriti i cardiologi i quali potrebbero subentrare eventualmente nei passaggi successivi e magari più delicati, con conseguenze importanti soprattutto nella qualità dell’assistenza fornita ai pazienti.

Principio ispiratore dei corsi appare pertanto la pratica della formazione, giusto?

Indubbiamente, noi pensiamo che la formazione sia il modo migliore per trasmettere la conoscenza e quindi redistribuirne gli effetti sulla società, in primo luogo sui cittadini. Pensiamo di poter esportare questo modello poiché abbiamo dieci anni di esperienza e ci sono luoghi, nel Paese, dove non esiste il livello di attività formativa raggiunta qui ad Osimo.