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Le nuove frontiere dell’immunologia oculare

Ai diversi studi a livello internazionale, soprattutto tra Usa ed Europa, corrispondono, in Italia, ancora pochi professionisti di questa branca. “La possibilità di crescere è notevole, ma ci vuole coraggio e un cambiamento culturale per affrontare una specialità così complessa”, spiega il professor Piergiorgio Neri

Una specialità che presenta terreno fertile per futuri studi, ricerche e novità scientifiche: “Di strada ce n’è ancora tanta da percorrere e questo è un forte incentivo ad andare avanti”, muove da queste considerazioni, calibrate soprattutto sulle prospettive di medio e lungo periodo, il professor Piergiorgio Neri, già Responsabile servizio Immunologia Infettivologia oculare dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona, nell’individuare la chiave per presentare una branca medica che lo vede da anni impegnato in prima fila: l’immunologia oculare, per la quale vanta una super specializzazione conseguita all’Aberdeen University, in Scozia e in virtù della quale è stato nominato circa un anno fa Presidente della Sezione Immunologia di EVER, la più importante società scientifica oculistica in Europa. Due primati con una sola nomina, in definitiva: più giovane Section Chair della storia di EVER e primo Italiano eletto Presidente nell’associazione europea. Di qui la possibilità di poter sviluppare ulteriore ricerca e mettere a punto nuove vie in questo particolare campo di applicazione medica che ancora, in Italia, non conta un numero realmente elevato di specialisti. Anche per questo, seguendo le rotte scientifiche tracciate dall’Europa e dagli Stati Uniti, le possibilità appaiono piuttosto vaste e i campi aperti. L’immunologia oculare, che nel percorso di studi del professor Neri ha rappresentato la risultante di un tracciato preceduto dalla tradizionale specializzazione in oftamologia, seguita da quella ulteriore in retina medica, interessa le malattie infettive – come ad esempio le uveiti – e autoimmuni dell’occhio, “è un settore con prospettive affascinanti che, possiamo dire, fa incontrare le specialità dell’oculista e dell’internista. Si tratta quindi di curare patologie con terapie di carattere prevalentemente locale dedicandosi ad una curva di apprendimento terapeutico più vicino alla medicina interna. Gli studi internazionali sono diversi e molto interessanti, ma in Italia si fatica a trovare esperti in questo settore, forse perché non rientra nella branca chirurgica vera e propria e si pensa, a torto, che possa essere fonte di minori soddisfazioni professionali”.
Se l’Italia fa fatica a seguire questo percorso, meno sembra farne Ancona dove, nel 2009, è sorto il primo ambulatorio di immunologia oculare della regione, nella clinica oculistica degli Ospedali Riuniti. Ideatore e coordinatore del progetto, proprio il professor Neri. “Il nostro significativo posizionamento a livello nazionale e internazionale è dovuto anche – spiega – a questo centro dove sono state realizzate terapie innovative attraverso, soprattutto, l’uso di farmaci biologici, rispetto ai quali abbiamo proceduto in maniera pionieristica, ovvero non con l’autorizzazione di farmaci già approvati per un certo tipo di patologia, ma applicando la medicina traslazionale. Questo ha significato ricorrere a farmaci che avessero un proprio background di utilizzo, cercando di capire perché questi riuscissero a produrre quel tipo di soddisfazione. Prassi che a sua volta ci ha permesso di raccogliere gruppi di pazienti tali da dare il via alla sperimentazione per l’approvazione sul foglietto illustrativo, in indicazione di farmaci appropriati ciscuno per le diverse patologie trattate”.
Pratiche e percorsi che hanno condotto il professor Neri sino alle porte di Ever, “una vera e propria accademia delle scienze oculistiche. Io sono Presidente per quanto riguarda la sezione dell’immunologia poi ci sono tutte le altre super specializzazioni, di altissimo livello, che ne fanno una realtà fondamentale per lo sviluppo di questa branca. All’interno del Board, di cui faccio parte, organizziamo l’attività dell’associazione, ma anche le gestione delle Borse di Studio e dei fondi di ricerca, così come il congresso nazionale di Nizza ad ottobre, dove vengono presentate le principali innovazioni del ramo e dove sono invitati esperti di massima autorevolezza. Ever si pone anche come ponte tra Europa e Usa, due mondi diversi ma con l’intento comune di risolvere le maggiori criticità del nostro comparto specialistico”. Proprio a partire da aprile, il professor Neri è atteso da un nuovo incarico alla Cleveland Clinic di Abu Dhabi: “La mia scelta è stata dettata anche dalla volontà di poter contare su una dimensione ancora più internazionale in tema di ricerca e studi ma a questo proposito vorrei compiere due riflessioni, la prima è che lascio agli Ospedali Riuniti un team di ottimi professionisti da me formati che potranno senz’altro continuare a dare lustro alla clinica; quindi sarei contento che il mio possa essere un esempio verso i più giovani a cercare strade importanti, anche ambiziose. Non me ne vado dall’Italia lamentandomi, tutt’altro, mi piacerebbe che il mio fosse considerato un motivo di ispirazione nel saper cogliere le opportunità che si presentano, frutto di intenso lavoro e studio”. E proprio agganciandosi a questa nuova esperienza in Medio Oriente, Neri conclude: “Il mio auspicio è che la categoria possa avere più coraggio, perché ce ne vuole per affrontare questa branca così come occorre un cambiamento culturale, gli oculisti si ricordino quindi, di essere innanzitutto medici”.