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UNA CRESCITA PROFESSIONALE CHE STENTA A TROVARE SPAZI

Oggi nel nostro Paese sentiamo parlare di crisi di laureati, ma questi come vengono trattati economicamente e nelle carriere? Quali prospettive hanno di diventare dei veri professionisti? L’omologazione nei vari ambiti lavorativi e nelle aziende con altre professionalità è evi-dente. Il liberismo è contro le professioni che le considera nemiche del mercato perché ritenute dei

Oggi nel nostro Paese sentiamo parlare di crisi di laureati, ma questi come vengono trattati economicamente e nelle carriere? Quali prospettive hanno di diventare dei veri professionisti?
L’omologazione nei vari ambiti lavorativi e nelle aziende con altre professionalità è evi-dente. Il liberismo è contro le professioni che le considera nemiche del mercato perché ritenute dei costi. Secondo alcune statistiche nel 2013 in Italia il 45% degli studenti ha abbandonato gli studi, abbiamo una media di laureati tra le più basse d’Europa, e di contro moltissimi di loro nel 2015 hanno lasciato l’Italia.
Le tecnologie sono sempre più sofisticate ed i nostri concorrenti sempre più decisi a controllarle e ad utilizzarle e ciò accade anche in ambito medico e nella sua ricerca più avanzata, venendosi a creare delle disparità nazionali che non tarderanno a farsi sentire anche nell’ambito clinico assistenziale.
Scegliere di smettere di studiare per un giovane può sembrare razionale se si pensa che il salario d’ingresso di un laureato nel 2007 era di 1300,00 euro e nel 2012 di circa 1000,00 euro se e quando trova lavoro. Paradossale come un bene scarso come la conoscenza, in Italia venga remunerato così poco, contraddicendo anche le leggi del mercato.
La crescita non si realizza senza idee ed investimenti su prodotti delle attività intellettuali che sono forieri di innovazioni e progresso anche sociale e assistenziale.
Agendo sulle innovazioni ed investendoci si possono creare nuovi spazi di domanda e quindi nuove opportunità per i giovani.
Fatte queste considerazioni che influenzano grandemente anche il mondo sanitario, ri-tengo che la produttività dei nostri servizi sanitari possa e debba essere agevolata da contratti che rispecchino e stimolino una nuova organizzazione del lavoro.
Questa organizzazione deve avere al centro la professionalità, le abilità e conoscenze scientifiche di chi vi lavora ed opera, in particolare dei medici senza le quali non ci può essere nessuna produttività di salute per il cittadino. È ineludibile perseguire questo ob-biettivo se vogliamo una serena ed appropriata crescita di sistema.
Chiediamoci se noi stiamo seguendo e perseguendo questa direttrice di marcia nella ristrutturazione del nostro Servizio Sanitario Regionale.

Fulvio Borromei
Presidente Ordine dei Medici della Provincia di Ancona